A CHE SERVE SAPERE?
La guarigione è un processo intimo
Le Possibilità, come abbiamo visto qui, ci aprono a ciò che è inaspettato, e incontrollabile (in un certo modo). Spaventa, spesso. Soprattutto quando soffriamo e abbiamo un “qualcosa che non va”: entriamo in uno stato molto attivo, simpatico, del sistema nervoso e la nostra Apertura si riduce.
Entriamo in un cannocchiale che amplifica il disagio e la voglia di trovare una soluzione.
Possibilmente rapida e veloce, che ci riporti alla vita “di prima”, all’Età dell’Oro.
Quando abbiamo dei sintomi, si attiva la volontà di capire cosa “non va”; che siano Google e il fai da te, che siano il medico e la diagnostica ufficiale, ci affanniamo a mettere insieme i pezzi ed arrivare ad una diagnosi.
Un nome.
Una patologia.
C'è la necessità di denominare, raccogliere, catalogare. Denominare è togliere dall'incertezza e portare alla comprensione intellettuale, e con questa ad una certa forma di “tranquillità”.
Finalmente so “che cosa ho”. E da qui trattare e prendermi (o farmi prendere) cura dei pezzi corporei non così ben funzionanti.
In antropologia medica si riconosce questo processo come una de-personalizzazione: affido i pezzi malfunzionanti ad una terapia esterna, che mi restituirà “come nuovo” secondo una certa prognosi.
O, più facilmente, mi saranno date terapie farmacologiche (tecnologiche, in generale) da proseguire per una vita intera.
Pressione alta? La “curiamo” con i medicinali giusti.
Diabete? Ecco iniezioni o pasticche.
Difficoltà a dormire? Ecco qui cosa serve.
Acidità di stomaco? Abbassiamo l'acidità, al di là della causa, al di là della Vita.
Non è guarire questo, ma viene sempre definita Cura.
Guarire è sempre, sempre un processo intimo, personale, interno. Il corpo e tutto il sistema costantemente guariscono, in un processo costante di ricostruzione, distruzione, riciclo.
La guarigione stessa è un processo dinamico, non lineare, fatto da sensazioni e momenti contrastanti.
Nessuno e nulla guarisce da “fuori”. Qualunque sia la medicina, il sistema di riferimento, la tecnica usata. Anche noi, con le nostre arti, non guariamo nessuno.
Qualsiasi sia lo stimolo, anche il più forte e invadente, è sempre il corpo a decidere “cosa farne”, se accoglierlo o meno; e stimolare così il processo interno di guarigione, che comunque è sempre in moto, senza che ce ne accorgiamo.
Se la guarigione è interna, anche la cura è un concetto che viene spesso usato impropriamente. Si dice proprio “prendersi cura” per sottolineare il lato relazionale, insieme binario (io e l'altro, il pezzo che non funziona rispetto al resto del corpo) ma anche fusionale.
La Vera Cura è accoglienza di una parte di noi in difficoltà, e insieme consapevolezza del messaggio che ci vuole dare rispetto al nostro comportamento/stato emotivo/complesso di relazione. E ci prendiamo Cura quando ascoltiamo e ci Ascoltiamo, ci accogliamo e insieme non ce la raccontiamo (lo abbiamo visto qui).
Non fermiamoci alla diagnosi, che sia medica, energetica, fasciale, psicologica.
Stiamo nel sintomo con curiosità e non (solo) con la fretta di vederlo svanire. Accogliendo, e agendo in adeguata risposta accadono cose magiche.
Il corpo non diviene solo portatore di pezzi da aggiustare in equilibrio precario, ma punto di partenza per stare bene, andare verso ciò che Vogliamo, coltivare sane relazioni interne ed esterne; e cogliere così la costante Guarigione che avviene, magica, instancabile, fino alla Fine.
SARA’ ANCHE COLPA DEL BISNONNO, MA…
Abbiamo visto qui come ci si avvicini al lavoro emotivo-spirituale e sistemico per cambiare una situazione, che sia relazionale, fisica, emotiva.
Spesso l’informazione ricavata viene usata come alibi, come fosse un cerotto sotto al quale nascondersi.
Il problema ha una causa ‘esterna’, la accettiamo e tiriamo avanti come prima.
Allora sapere diventa auto-sabotante.
Come dice Andrea, il corpo sa bene come auto-curarsi, dovremmo usare tecniche e fare percorsi per aiutarlo ad esprimersi nella Salute, invece ci aspettiamo che siano altri ad agire per noi.
Non smetteremo mai di sottolineare l’importanza della responsabilità individuale nel processo verso il Benessere.
Voglio portare un ulteriore esempio.
In costellazione familiare, dal punto di vista privilegiato che il lavoro sistemico permette, si evidenzia che un problema viene da filone paterno. Ok. Capisci che è roba che ti porti dalla nascita. Ok.
Allora oggi, qui, cosa puoi fare?
Sì, si può scaricare la colpa a qualche antenato e dire: “eh sono così perché il mio bisnonno… “
Oppure portare avanti una ricerca personale che comporta un lavoro profondo, probabilmente molto lungo ed emotivamente tosto.
Ci vuole coraggio e tanto Amore (verso sé stesso/a).
A noi la scelta.
Buon Viaggio nella Cura di Sé




Molto interessante. Lo so da tempo, eppure per cultura e abitudine, ogni volta che ho un disturbo, subito cerco il nome e la causa (e di conseguenza "la cura"). È come se a conoscere queste cose si possa avviare il processo di guarigione. Perché è difficile stare in silenzio ad ascoltare il proprio dolore. L'istinto è fuggire, metterlo a tacere, è un compagno scomodo, antipatico, difficile da amare e accogliere. Difficile prendersene cura. Grazie 🙏