RUMORE RUMORE
“Fai in modo che le tue parole siano belle come i tuoi silenzi” Alejandro Jodorowsky
Ricollegandoci alla ricerca della bellezza, mi rendo conto (Judy) come sia per pochi comunicare in modo bello, piacevole, gentile e chiaro. Dicendo cose utili.
Vengono ‘sprecate’ migliaia di parole ogni giorno. E pensare che un bel silenzio può fare e dire più di mille parole.
Il potere del silenzio è sottovalutato. Stare in silenzio fa paura, per questo in tanti tengono la tv o la radio accesa quando sono da soli, anche senza ascoltarli veramente. Troppo silenzio lascia più spazio ai nostri pensieri. Li mette in evidenza. E non vogliamo. I nostri pensieri (e le nostre sensazioni) possono essere scomodi, brutti, paurosi... e allora ci anestetizziamo nel rumore.
Sappiamo ancora stare in silenzio per un’ora, senza fare nulla e senza interagire con pc, telefoni o altre persone?
Io ho provato a farlo. Sono andata su una spiaggia verso le 2 del pomeriggio, orario in cui di solito non c’è nessuno, soprattutto in questa stagione. Ho messo la sveglia alle 3 del pomeriggio, ho messo via il cellulare e mi sono seduta su un asciugamano.
Ho iniziato col fissare una parte del mare illuminata dal sole, l’acqua luccicante era bellissima. Intanto ascoltavo il rumore delle onde.
Purtroppo dopo pochi minuti sono arrivate due coppie: una ha iniziato a passeggiare sul bagnasciuga e poco dopo era lontana da me; gli altri due si sono fermati a pochi metri da me, ma dopo aver posizionato le loro sdraio si sono messi a dormire.
Ho continuato a guardare il mare luccicante. Facevo un po’ fatica a stare ferma, ma mi sentivo tranquilla. I pensieri riguardo a un meeting che avevo avuto nel mattino si fecero insistenti e mi facevano perdere il mio focus, non so se per qualche secondo o per alcuni minuti. Quando mi sono accorta di pensare intensamente ho riportato l’attenzione al mare. Il cielo pian piano si stava coprendo di nuvole, faceva più freddo e i colori si stavano scurendo.
Il mare era più agitato e il vento più fastidioso, mi sono vestita di più.
Ho iniziato a guardare i miei piedi nudi nella sabbia. Osservandoli mi sono sentita molto radicata. Ci sono rimasta per un bel po’ (ma non so quanto, non guardavo l’orologio) e poi sono stata distratta dalle parole dei miei vicini che nel frattempo si erano svegliati. Non mi interessava sapere cosa dicessero, ma ero incuriosita dal loro accento. Erano Torinesi? Milanesi? No, Emiliani.
Esaurita la mia curiosità ho potuto riportare il focus ai miei piedi.
Intanto era passato, secondo me, un bel po’ di tempo. Forse 35 o 40 minuti.
La spiaggia si stava animando di turisti e le grida e risate dei bambini che giocavano a circa 10 metri da me erano facilmente udibili. Non potevo non alzare la testa per guardarli.
In più il vento stava aumentando.
Dal mio punto di vista un po’ rialzato non vedevo il bagnasciuga: il mare mosso dal vento sembrava un fiume che aveva come argini la sabbia e l’orizzonte. Distratta da questa immagine per qualche minuto non pensavo…
Ad un certo punto la curiosità di sapere che ore fossero fece capolino.
Mi convinsi ad aspettare.
Avrei voluto alzarmi e camminare. Sentivo di essere vicino all’ora.
Il vento si era fatto molto fastidioso, non potevo più restare lì.
Allora mi sono alzata e mi sono diretta alla pineta che sta alle spalle della spiaggia.
Arrivata alla pineta è suonata la sveglia.
E’ stato un esperimento interessante. Ho avuto tante distrazioni, ma sono riuscita anche a trovare dei momenti in cui la mia mente era più calma ed ho potuto ascoltarmi in modo diverso. Oltre a sentire il mio corpo ho sentito il radicamento e una calma molto avvolgente.
E malgrado la fretta di andare via dal vento e la curiosità di guardare l’ora sono stata molto bene.
Nelle ore a seguire ero in uno stato particolare. Provavo soddisfazione per essermi concessa quell’ora in silenzio. Mi sentivo più vicina a me stessa. Bello!
Lo ripeterò in un posto molto più appartato.
TROPPO STIMOLANTE?
Spesso ci chiedono perché, durante i nostri trattamenti a 4 mani, non usiamo anche la musica. Prima di tutto, come direbbe il mio primo maestro di Shiatsu, la musica che “intrattiene” e basta (la classica musichetta zen di YouTube) é un'occasione sprecata, uno stimolo potenziale che non viene usato in maniera cosciente.
Io (Andrea) dirò di più: nella Vita, facciamo più attenzione al “rumore” di sottofondo alle nostre attività. La parte più superficiale del nostro sistema nervoso, quella alla quale accediamo facilmente, può elaborare una quantità di dati (di bit, in linguaggio informatico, poiché queste ricerche hanno paragonato la capacità di elaborazione celebrale a quella dei computer) molto ridotta. Già é molto complesso riuscire a portare a coscienza contemporaneamente due o più sensi: mentre siamo intenti a leggere qualcosa che ci interessa, difficilmente potremo sentire gli odori e insieme un rumore lontano di sottofondo. Invece a livello implicito, senza che ce ne “accorgiamo” chiaramente, elaboriamo tantissimi dati: nella comunicazione con gli altri, ad esempio, cogliamo molto di più delle parole, ma anche tono, gesti sottili, moti interni ed intenzione di chi ci parla. In una passeggiata in città, il nostro sistema implicito continua a scandagliare l'esterno per rispondere ad una sola domanda: “Sono al sicuro?”.
Siamo costantemente invasi da tantissimi stimoli, soprattutto nelle città, appunto: ma la nostra fisiologia è rimasta quella antica, e rimanere costantemente in questi ambienti sovraccarica, letteralmente, tutto il nostro Essere. Anche per questo stare in Natura è così rigenerante: siamo in ambienti dove il carico di dati da elaborare si abbassa drasticamente, e il nostro sistema nervoso può “respirare” un poco.
Tornando a prima, il quantitativo massimo di bit elaborabili coscientemente rimane bassa: per questo la nostra Attenzione é una risorsa preziosissima, costantemente minacciata da un mondo che fa di tutto per averla. Anche noi, nelle nostre pratiche e sedute, “vogliamo” tutta la possibile Attenzione della persona, implicita ed esplicita: attenzione focalizzata sulle zone toccate, sul corpo, sulle connessioni che si vengono a creare.
La musica sarebbe un'altra “mano” anche troppo stimolante o distraente, ulteriormente un aggancio con la quale persona può continuare a mantenere il “controllo”; a volte, invece, lasciamoci andare quando il sistema nervoso ce lo concede ;)
Buon Viaggio Nella Potenza del Silenzio



