TENEREZZA
Accoglienza e obbiettività due grandi alleati
“Ampliamo” lo Spazio di cui abbiamo accennato nel post precedente (lo trovi qui); nella pratica, i tempi di reazione e accoglienza possono allungarsi nel tempo, grazie alle pratiche di presenza.
Mettiamo che io abbia una ferita da abbandono (parleremo delle ferite e delle categorie in un prossimo futuro). Nella vita mi sarà capitato più volte di sentirmi abbandonata, anche solo se qualcuno arriva in ritardo ad un appuntamento con me. Mentre attendo mi “sale” quel nervosismo così familiare, che mi porta a lasciare il luogo dell’appuntamento dopo 10 minuti di attesa o a dirne quattro e mettere il muso alla persona ritardataria…
Una possibilità per la volta successiva, che immancabilmente accadrà, è quella di Stare in quel nervosismo. Attendere un istante in più all’interno di quella attivazione.
Stando lo osservo. Sento quale parte del mio corpo è maggiormente irrigidita. Magari sto digrignando i denti - e stando quella parte “lascia” un poco, oppure si amplia e si sposta. Osservo quanto la mia mente sta ipotizzando scenari tragici o vendette violente… Smetto di guardare il cellulare ogni minuto.
Curiosità. Immaginiamo di essere dei detective che seguono indizi: c’è l’attivazione corporea da qualche parte, la osservo “dall’esterno”, quasi la “interrogo” come farebbe il detective stesso. Chi sei? Cosa mi vuoi dire? Da dove vieni?
Curiosità significa anche attesa. Non sempre alle domande segue una risposta, così come l’osservazione interna non porta, magari, immediatamente a diminuire il disagio che proviamo. Anzi, a volte aumenta, quasi “stupita” di potersi esporre, esprimere, allargare. Finalmente diamo Attenzione a qualcosa che attendeva, magari da tempo, di palesarsi.
Nello stare magari capisco che quelle sensazioni le provavo a 5 anni, quando mamma arrivava in ritardo a prendermi alla lezione di pianoforte. Ho flash, spezzoni di ricordi, immagini magari scollegate e sfocate.
Accolgo la ferita, e con obiettività (altri la chiamano spietatezza) mi rendo conto che non ho più 5 anni. Sono una donna adulta che non è in pericolo o non amata se qualcuno arriva in ritardo. Posso mettere distanza, ma non freddezza.
Serve anche tanta tenerezza per quella bambina ferita che ancora cerca Amore là fuori; non essere rigidi e replicare, magari, l’atteggiamento di quell’adulto che da bambini ci ha feriti.
Magari le prime volte il tempo di reazione si sarà allungato di pochi istanti. Nel tempo potrebbe addirittura arrivare a farci evitare una reazione, e aprire la Possibilità di scegliere. Voglio veramente fare la “lavata di capo” all’amico in ritardo? Riderci su? Oppure scegliere di arrivare io in ritardo, e sentire come ci sente “dall’altra parte”?
Ma se dopo dei risultati buoni ci ricasco e reagisco istantaneamente a un ritardo non mi devo punire: ‘Ecco ci sono ricascata! Credevo di aver superato tutto questo!’
Spesso la progressione di queste pratiche non è lineare; non è così che funziona la Vita. C’è un passo in avanti, due indietro, magari poi tre in avanti. In una giornata siamo stanchi e reagire sarà “facile”. Quando invece “stiamo bene” possiamo creare più possibilità. Non siamo mai uguali a noi stessi, pur essendo sempre Noi.
Tenerezza. Ci vuole tenerezza verso noi stessi. Non è per niente facile, pur essendo semplice. Ma la tenerezza non è “va tutto bene”, altrimenti è indulgenza.
Nessuno di noi è “fatto così”. Questa è una bella storia che ci raccontiamo per non Stare ed essere curiosi. Ne parleremo.
Buon Viaggio con Tenerezza




Stare ed essere curiosi! Grazie!